Capisco, ma non condivido per niente, tutto questo odio verso gli organismi geneticamente modificati. Mi sembrano comportamenti incoerenti, da parte di chi si batte tanto contro l’emissione di diktat religiosi e non, e poi cavalca queste “battaglie biologiche” allo stesso modo. E’ così difficile concedere fiducia alla ricerca?
Archivio per la categoria 'europa'
Sono tornato da Londra! È stato un super viaggio, insieme a Cisco, in cinque giorni abbiamo visto molte cose interessanti e ci siamo divertiti. Troverete tutto nelle foto.
Poche ore di relax e cambio valigia per poi ripartire per le Marche, dove, dopo un viaggio mattiniero in autostrada evitando le code, siamo arrivati a Falconara e domani ripartiremo per Servigliano.
A presto per altri aggiornamenti live da cellulare!
Qualche mese fa, nell’ambito del Forum Giovani di Modena e insieme ad amici delle associazioni giovanili, abbiamo preparato un progetto riguardante la promozione dei Forum Giovani, come mezzo di aggregazione creativa e partecipazione attiva dei giovani alla vita della propria città, in particolare attraverso la realizzazione di un video.
Bene. Questo progetto è stato selezionato per il finanziamento e, dal 1 giugno 2007 il gruppo, sotto la denominazione di “Youth for Democracy”, ha iniziato le sue attività! A dire la verità, è tutto molto frenetico perchè lo scarso preavviso dell’Agenzia Nazionale Gioventù riguardo all’approvazione del progetto ci ha fatto un po’ correre. Ad ogni modo, io, Stefania, Biagio e Andrea stiamo facendo del nostro meglio per coordinare tutto il processo. Per ulteriori informazioni, ho predisposto un sito internet apposta!
Linux e tutto il mondo del software libero ha un potenziale enorme, ad oggi sottoutilizzato.
Per questo è opportuno continuare sulla strada della sensibilizzazione, soprattutto nei confronti del mondo della politica.
Eppure, il rischio più grande di tutti sarebbe proprio la strumentalizzazione politica del software libero. Spesso infatti viene associato il concetto di free software ad una certa visione politica, come se Linux fosse “di sinistra” e Windows o Mac OS “di destra” ad esempio. Personalmente non credo che sia così, anzi, credo che un simile modo di ragionare vada scoraggiato e affrontato con i fatti.
Innanzitutto, non va commesso l’errore di identificare il software libero come lo sforzo per realizzare chissà quali utopie ideologiche. L’open source infatti è uno strumento, utilizzabile ed utilizzato da aziende, pubbliche amministrazioni, singoli cittadini: l’alta possibilità di personalizzazione, la stabilità e la sicurezza di questo tipo di software li rendono versatili per ogni impiego. L’open source valorizza le conoscenze informatiche, creando posti di lavoro diffusi in tutti i paesi e non solo in quelli dove vengono prodotti i software cosiddetti “proprietari”, adoperandosi quindi per creare un’economia di mercato in cui concetti come concorrenza, competenza e crescita comune sono considerati valori fondamentali.
Poi, adoperandosi per l’open source una pubblica amministrazione non compie una scelta “di parte”. Anzi, proprio perchè l’open source è di chi lo utilizza, e non di chi lo programma, con una scelta del genere si sostiene la libertà informatica e la concorrenza (ricordo che esistono tantissimi sistemi operativi open source, le cosiddette “distribuzioni”, che possono essere sia Linux che di altri tipi).
Inoltre, sempre più enti locali e nazionali in Italia, in Europa e nel Mondo, indipendentemente dal colore politico, decidono di passare a software libero. Fattore chiave è sicuramente il consistente risparmio nella spesa informatica, tagliando i costi delle licenze software; questa cifra può essere poi reinvestita nella formazione informatica dei funzionari, cosa che con i sistemi operativi proprietari avviene di rado. Oltre all’aspetto puramente economico, un software open source presenta molti altri vantaggi per una pubblica amministrazione, quali appunto la possibilità di personalizzazione (un esempio per tutti è LiMux, una distribuzione di Linux realizzata dal Comune di Monaco in Germania e utilizzata su tutti i computer della municipalità), oltre alla sicurezza nella protezione.
Insomma, così come altri temi importanti per la politica, anche questo dovrebbe riscuotere un consenso bipartisan. Eppure non è così: i distinguo e le prese di posizione che fanno tanto comodo ai politici spesso rischiano di compromettere progetti eccellenti, che gioverebbero tanto ad ogni livello di governo. Speriamo quindi che i pochi segnali positivi di attenzione al mondo open source aumentino e possano sostenere politiche pubbliche in questo senso.
Sono tornato ieri dalla XIII Sessione Nazionale del Model European Parliament che si é tenuta in Sicilia. Un occasione, oltre che per partecipare come staff della sessione, anche per visitare questa terra, in cui non ero sono mai stato, nonostante le mie origini…
Eviterò di spiegare nuovamente cos’é il MEP in quanto quei pochi lettori che capitano su questo sito immagino che lo abbiano capito ormai
Inizio invece col dire che questo MEP mi ha piacevolmente sorpreso. Mi aspettavo difficoltà organizzative, non tanto per il fatto che fosse in Sicilia; ogni sessione MEP in luoghi con poca esperienza meppina alle spalle è sempre risultata affannosa. Abbiamo effettivamente incontrato qualche difficoltà, come in ogni sessione, eppure queste sono state ampiamente bilanciate dalla straordinaria disponibilità delle persone che abbiamo incontrato e che ci hanno supportato per tutta la durata della stessa. Ancora una volta, ragazze e ragazzi da tutta Italia si sono trovati con un obiettivo comune, quello di parlare di Europa e dei grandi temi che la riguardano, senza rinunciare a divertirsi (vedi le varie occasioni in discoteca e in giro per il villaggio!) e a fare nuove conoscenze. Anche noi come staff non possiamo certo dire di esserci annoiati (un esempio per tutti: gli “art attack” durante i lavori!). Colgo l’occasione per salutare tutti quanti!
Per parlare dei luoghi, invece, nonostante abbia visto tutto sommato poco della Sicilia mi è piaciuta molto. è vero, può essere una terra piena di contraddizioni e contrasti. Eppure, i paesaggi, i colori, le sensazioni sono cose che non si dimenticano facilmente. Tra qualche giorno metterò sul sito le foto in modo che anche voi possiate vedere: vi basterà sapere che il primo giorno abbiamo visto il centro di Palermo, mentre il resto del tempo l’abbiamo passato tra Bagheria e Palermo, ad un villaggio/centro congressi/albergo sulla cima di un promontorio direttamente sul mare.
Per concludere, lo so, potrà essere una cosa ininfluente rispetto a grandi azioni ed avvenimenti: eppure, mentre tornavo in aereo pensavo che anche noi come MEP abbiamo contribuito a fare la nostra parte, per la diffusione di una cultura improntata sulla legalità e sul confronto democratico tra i più giovani. Speriamo di continuare così, tutti quanti.
E il prossimo weekend? Ancora MEP, o perlomeno qualcosa di simile, un’iniziativa realizzata dall’Ufficio Scolastico Regionale sulla falsariga del MEP a Riccione. Speriamo nel bel tempo che c’è stato a Palermo!
Domani rientro in Italia da Bruxelles. Sicuramente è stato uno stage interessante, e anche la settimana qui in presenza mi ha permesso di conoscere nuove esperienze ed aprire nuovi orizzonti…
Riporto di seguito il riassunto del progetto di ricerca che ho elaborato, direttamente dal centro studi (conto di ultimare il progetto di ricerca vero e proprio entro qualche settimana):
Il progetto di ricerca si occupa di governance europea delle città, nella prospettiva dell’Europa a 25; il metodo utilizzato è stato trasversale, con una visione d’insieme organizzata su alcuni temi salienti, accompagnati da approfondimenti specifici e da studio di casi su realtà locali.
L’obiettivo finale della ricerca è stato quello di studiare le nuove dinamiche urbane europee, con particolare riferimento alla governance dei processi, per produrre un testo fruibile da chiunque sia interessato a questi temi.
La prima parte tratta la realtà delle città in Europa; passando attraverso le prospettive storiche e politiche, si sofferma sul ruolo europeo delle città, sui programmi europei e sulle opportunità comunitarie per i governi locali.
La seconda parte approfondisce i temi dedicati alla transizione dalle istituzioni tradizionali del governo delle città alle nuove possibilità offerte dai sistemi di governance urbana, individuando gli strumenti, gli attori, e i nuovi metodi di governance inclusivi.
L’ultima parte, infine, è dedicata in maniera particolare all’applicazione delle innovazioni tecnologiche alla governance della città, dai nuovi sistemi informatici open source per le pubbliche amministrazioni ai nuovi orizzonti aperti dall’eGovernment e dall’eDemocracy.
Sono partito sabato scorso leggendo un libro dedicato ai controlli e alla valutazione, convinto che probabilmente nel mio futuro lavorativo (se avrò un futuro lavorativo a breve termine) ci sarebbe stato qualcosa legato a questo, agli aspetti tecnici ed amministrativi della politica, come avevo scritto su questo blog prima di partire.
Invece, dopo una settimana a Bruxelles, mi sono convinto del contrario.
Sono ancora abbastanza deciso per quanto riguarda la mia sfiducia nella politica italiana in generale; sono però più fiducioso, per quanto ho avuto modo di conoscere e studiare in questa settimana “europea”. Visitando i centri d’informazione, incontrando persone che lavorano in diversi campi per l’Europa, conoscendo di persona le tante attività che sono fatte a livello europeo, con l’unico obiettivo di lavorare per il bene di una comunità, anzi di tante comunità.
Magari esagero; eppure, credo che forse una politica che mira al bene della collettività in maniera trasparente e condivisa esista ancora. Soprattutto ai livelli locali, dove è più facile parlare con le persone e capire desideri e valutare le priorità, in molte parti d’Europa viene già praticata con successo, al di là di interessi politico-partitici, e, in qualche modo, questa idea viene applicata anche alla governance dell’Unione Europea.
Cosa aspettiamo noi in Italia?
Bella città Bruxelles. Riesce ad essere grande, ma non enorme. Multiculturale, ma non conflittuale. Frequentata, ma ordinata. Sono qui ormai da qualche giorno; credo sia una delle poche città straniere in cui mi vedrei a vivere. Ammesso che il sottoscritto voglia cambiare città. Ma questo è un altro discorso: a Modena continuo a trovarmi bene, quindi, mi dispiace, ma mi vedrete in giro ancora per un bel po’!
Parlando d’altro, lo stage che sto facendo è interessante e sto continuando il lavoro sul mio progetto di ricerca sulle “città in Europa” che sta diventando qualcosa di mastodontico.
Per concludere, e per finire le cose noiose, ecco una lista semiseria di cose che devo fare appena rientro a Modena (sabato):
- Montare il mio computer nuovo (ancora non gli ho dato un nome…magari tra qualche giorno…)
- Andare ad uno schiuma party sabato sera (non ho assolutamente idea di come sia ma i miei informatori dicono sia divertente…)
- Controllare di nuovo gli orari dell’università: con 2 corsi da seguire in questo semestre, sono riusciti a sovrapporli! Complimentoni…
- Tagliarmi i capelli
- Trovarmi uno sport (sul serio…)
- Organizzare dove andare a Capodanno (lo so che è presto, ma se ci si organizza piu’ tardi finisce che tutti gli amici hanno già deciso cosa fare)
- Cominciare a cercare una laurea specialistica Prepararmi per la sessione nazionale MEP (lo so, ormai sono troppo vecchio per queste cose…però vado a dare una mano sempre volentieri!)
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