(lettera pubblicata su l’Informazione di Modena, 19 ottobre 2007)
Al di là dei risultati, vista la straordinaria affluenza al voto delle elezioni primarie del Partito Democratico, sarebbe il caso di cogliere fino in fondo quest’incredibile opportunità. La quale potrebbe anche essere l’ultimo atto di fiducia di molti elettori “ulivisti”, speranzosi, ormai da troppo tempo, di ottenere finalmente quell’unità politica tanto desiderata.
Occorre cambiare, mandare segnali di discontinuità da una politica dei partiti che viene sempre più percepita come “vecchia”. Questo significherà anche, per i futuri simpatizzanti, dirigenti e rappresentanti del PD, oltre ai tanti “sì” che si sono susseguiti nelle dichiarazioni di questi mesi, imparare anche a dire dei moderni “no”. Io ne elenco tre, a mio parere di particolare importanza.
No alla cooptazione. Nella politica, così come nella società. Credere nelle primarie significa soprattutto questo: mettersi in discussione davanti agli elettori e alla società, in maniera democratica e trasparente. Avanti, quindi, con le primarie anche per le cariche locali dei partiti, e per i candidati alle prossime elezioni politiche ed amministrative.
No al collateralismo. Sono finiti gli anni in cui ogni partito politico aveva intorno un sistema di gruppi di interesse (aziende, associazioni, sindacati) da curare; nel terzo millennio, in un paese europeo, questo non è più pensabile. Accettare la concorrenza, il libero mercato e perseguire il cosiddetto “interesse comune”, al di là dei possibili interessi di parte, dovrebbe essere un punto di partenza per il PD.
Infine, no ad un partito pesante. Abbiamo assistito alla crisi dei vecchi partiti di massa, che si sono trasformati ormai in scatole vuote: occorre quindi riaffermare con forza, soprattutto in questi mesi, il principio della politica come servizio volontario dei/ai cittadini, e non come professione. Certo, ci sono ruoli intorno alla politica (pensiamo alla comunicazione, al marketing…) che necessitano di risorse e di competenze specifiche: credo, invece, che servirà un’attenta riflessione riguardo rispetto ai “quadri dirigenti” del futuro PD.
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Il giorno che ci riuscirà potrei ripensare il mio voto…