Primarie 2.0?

Se ne è iniziato a parlare in occasione della campagna per le primarie del Partito Democratico americano: per la prima volta, nei confronti pubblici tra i candidati gli intervistatori non erano timidi giornalisti televisivi, bensì persone comuni, che attraverso la piattaforma di YouTube si mostravano in video, ponendo domande ai candidati. Certo, i video venivano comunque scelti da una giuria: ma è comunque un passo avanti verso una politica più digitale (e un digitale più politico).

In Italia, invece, non mi sento ancora convinto a parlare di primarie 2.0. D’accordo, abbiamo avuto le primarie (1.0) del 2005 che sono state comunque un grande, ed inaspettato, successo. Il balzo in avanti si ha poi in queste primarie 2007 di costituzione del PD, con l’interattività dei siti dei candidati, sulla scia del web 2.0: praticamente su tutti è possibile iscriversi, restare informato, inviare contributi scritti e multimediali. Finalmente la politica sta capendo che il web è uno strumento bidirezionale di comunicazione, per fare rete, la strada maestra per uscire dal “pantano” attuale, come suggeriscono Pelizzetti e Vetritto in un loro interessante saggio (Italia disorganizzata. Incapaci cronici in un mondo complesso). Eppure, qualcosa non torna.

Pochi confronti, ad esempio, con i simpatizzanti (mi piace però l’idea per la campagna di Letta con gli incontri informali sulle spiagge), e nessuno tra i candidati (basta guardare i programmi delle feste dei partiti di settembre); per non parlare dei contenuti. Il vuoto più totale, poi, si ha sulla composizione delle liste per le costituenti, nazionali e regionali, a meno di due mesi dal voto. Ci sono ancora tante cose da sistemare…

Per questo, non parlo di primarie 2.0. Direi più primarie 1.5. In questo caso, è ancora una versione beta..

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