Le ragioni di una scelta

Enrico Letta Si avvicinano le primarie del Partito Democratico e si moltiplicano di conseguenza le iniziative, gli appelli, i comitati a supporto dei candidati. Dalle ferie, ho avuto modo di seguire più la situazione nazionale che quella modenese; in particolare, la discesa in campo di molte personalità per la candidatura a segretartio del PD, di per sè un fatto molto positivo, ha aumentato la mia indecisione.

Bene, ho deciso che sosterrò Enrico Letta.

Perché, vi chiederete voi? Perché sostenere un candidato più liberale, invece dell’ultrademocratico Walter Veltroni? Bene, partendo da queste riflessioni, ecco alcuni punti, riguardo a quanto mi ha colpito di più di Enrico Letta, per motivare la mia scelta…

Libertà. Volente o nolente, io mi sento democratico e liberale. In Italia c’è paura di usare questa parola, da parte delle forze di centrosinistra. Ritengo più convincente il punto di vista di Letta, che declina questo tema in più punti: libertà di scegliere il proprio futuro, libertà di decidere, di aprire un’impresa, di crearsi una famiglia (come si vuole), e di avere dei figli, di lavorare, di pensare. In tutto questo emerge con forza il tema dei giovani, rivendicato giustamente da Letta: non semplici destinatari di politiche, bensì parte attiva della società, una società che deve essee dinamica, in grado di aiutare chi non ce la fa senza scadere nell’assistenzialismo puro, e capace di premiare i meriti.

Europa. A fronte delle tante chiacchiere della moltitudine di esponenti ulivisti sulla collocazione internazionale del PD, Letta risulta comunque il candidato più europeista, sia per idee politiche, che per curriculum, se così si può dire. Gli altri candidati trattano marginalmente i temi dell’integrazione europea e delle politiche comunitarie, a me molto cari.

Economia. Esperto in questo ambito, Enrico Letta nelle sue varie esperienze istituzionali e governative ha sempre cercato di rapportare lo sviluppo economico allo sviluppo sociale: sul Sole 24 Ore di ieri le sue idee per un rilancio dell’economia italiana mi hanno colpito molto, e credo rappresentino l’esposizione programmatica più concreta da parte di un candidato alla segreteria del PD dall’inizio della “campagna elettorale”.

Democrazia. Letta è il primo a parlare di lotta contro la cooptazione, nella politica così come nella società italiana. Condivisibili, inoltre, le sue critiche alle regole di queste primarie, per diversi aspetti una vera e propria occasione mancata per iniettare trasparenza e democrazia nel sistema, attraverso alcuni accorgimenti quali la chiusura delle liste elettorali.

Letta è esperto, serio, riformista. Sicuramente è meno carismatico di altri candidati: c’è chi dice che il nostro Paese ha bisogno di qualcuno che lo faccia sognare, un grande parlatore che dia una visione unita e positiva dell’Italia a fronte delle tante divisioni che la solcano. Questo può essere vero; personalmente, in questa politica sempre più televisiva, alle parole preferisco i fatti concreti. Credo che ci sia tanto lavoro da fare per quest’Italia. Sarà sicuramente importante comunicarlo alla gente, e al tempo stesso comunicare con la gente: credo però che abbiamo avuto, nei decenni scorsi, fin troppi leader carismatici. Ora dovremmo concentrarci sulle cose da fare, a partire da queste elezioni primarie, in cui purtroppo, al di là delle belle parole, vincoli di partito, accordi trasversali tra le vecchie classi dirigenti e cooptazioni sulle candidature sono già cominciate da tempo.

Per questi motivi, credo che Enrico Letta possa essere il candidato ideale alla carica di segretario del Partito Democratico, e in questo senso darò il mio contributo personale per sostenerlo. Sperando che, in un Paese che cerca di essere normale (seguendo il dibattito innescato da Innocenzo Cipolletta sul Sole 24 Ore di qualche giorno fa), si possa anche arrivare ad ottenere delle primarie normali.

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