Libertà di manifestare?

Libertà. Parola piena di significati. Soprattutto in questi giorni di manifestazioni pro/contro DICO, pro/contro diritti, pro/contro doveri. E anche pro/contro idee ed ideologie.

Da una parte, chi è convinto di portare la verità, e chi lo segue, di cui la stragrande maggioranza è ancora convinto che chi interpreta la verità in realtà sia infallibile. Il cattolicesimo e le sue ingerenze nella sfera politica. La militarizzazione di associazioni, propria del nostro paese e ricorrente su ogni tema, in questo caso la famiglia cattolica: ed ecco attacchi e nuove polemiche.

Dall’altra parte, qualcun altro che è convinto di portare la verità contro l’oscurantismo. E, a sua volta, porta un’ideologia antagonista all’altra. Un’idea di laicità che a volte sconfina nell’ateismo delle istituzioni. Un anticlericalismo che, come l’antiberlusconismo, rischia di fare più male che bene a chi lo sostiene.

E così, cominciano le gare su chi ha più partecipanti, nei due cortei, e sugli slogan più cattivi. Come al solito, l’Italia spaccata in due per colpa di qualche elite che gioca a contarsi con i manifestanti in piazza. Che tristezza.

Eppure, un’idea di laicità alla francese non mi pare così impossibile. Non significa ateismo di Stato, nè avere uno Stato confessionale: intendo invece un’equidistanza da tutti, atei, agnostici e credenti. Una condivisione etica delle regole di fondo, seguita da un sano e liberale diritto di scelta delle persone sulle questioni legate alla propria sfera dei diritti individuali. Ma è davvero così difficile da costruire in Italia? O, come al solito, non è praticabile perché andrebbe a intaccare potenti gruppi di interesse da ambo le parti? Parlavo di libertà: e allora, cosa significa essere davvero liberi in questo scenario?

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