Ecco la mia proposta per la destinazione d’uso delle Ex-Fonderie, nel quadro del progetto partecipativo omonimo lanciato dal Comune di Modena per pensare alla nuova destinazione di questo spazio. Ci si vede all’Open Space più tardi per parlarne!
Credo che uno spazio così ampio sarebbe sprecato con un’unica destinazione d’uso. Il vasto panorama di associazioni culturali, gruppi formali o informali, in particolare di giovani, soffre la mancanza di spazi dove riunirsi ed effettuare le proprie attività. Certo, Modena non ne è completamente priva: la maggioranza delle associazioni però non ha una sede stabile, e le poche disponibili sono spesso utilizzate da una singola associazione per tutta la settimana, limitandone così la possibilità d’uso.
Penso quindi che le Ex Fonderie vadano valorizzate sotto un’altra ottica: non tanto quella di connotarle troppo con un’identità precisa, quanto quella di privilegiarne la funzione civica e sociale, favorendo in questo modo l’accesso di tutti (associazioni, gruppi informali, chiunque sia interessato) e l’elaborazione di proposte culturali e aggregative condivise. Il primo tema è quello dell’accessibilità.
La vicinanza con la stazione ferroviaria potrebbe facilitare l’accesso, magari con vie d’accesso pedonali e ciclabili facilitate e una fermata dedicata dell’ottima linea Modena-Sassuolo, ripensando gli orari dei trasporti in particolare per quanto riguarda un possibile impiego serale e notturno degli stessi.
In secondo luogo, la dinamicità. Attraverso l’utilizzo di pareti e arredamenti mobili, soluzioni già utilizzate da tempo nel nostro paese e a cui lavorano ditte specializzate, gli spazi sarebbero riconfigurabili a piacere, per un concerto quanto per una riunione ad un tavolo, per una mostra quanto per una conferenza o assemblea o per una festa.
La modularità degli spazi, realizzabile anche con separé e pareti trasparenti, permetterebbe la libera fruizione degli stessi per diversi fini: aggregativo, creativo, culturale, musicale, artistico, ricreativo.
Infine, la multimedialità. Ritengo che l’innovazione tecnologica porti un valore aggiunto alle nostre vite, e che debba dunque essere impiegata per avvicinare le persone, non per allontanarle. La copertura wireless (accesso internet senza fili) dell’edificio potrebbe essere un’ottima soluzione, così come la libera fruibilità di punti di accesso ad internet negli spazi: prevederei, inoltre, un sistema di partecipazione online che preveda la possibilità di gestire spazi e tempi, effettuare proposte sugli stessi e sul programma degli eventi. Il tutto potrebbe essere implementando utilizzando software “open source” (come il sistema operativo Linux), contribuendo dunque alla crescita di questo innovativo sistema di sviluppo software collaborativo.
Creare una comunità sia fisica che virtuale, dunque: credo che proprio questo possa contribuire a realizzare quella funzione sociale di cui parlavo in partenza.
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