Archivio per Novembre, 2006

Giovani e studenti in città e in provincia

Sui giornali di domenica scorsa, complice un comunicato stampa del Comune, in alcuni trafiletti sulla ricerca riguardante la partecipazione giovanile e studentesca in città e in provincia, mi è capitato di trovare alcune inesattezze rispetto a quanto ho avuto modo di leggere nella ricerca in questione, peraltro molto interessante.

Il pezzo in questione infatti sottolinea come i giovani modenesi conoscerebbero “la Consulta Provinciale degli Studenti e il Consiglio di Istituto” delle rispettive scuole: peccato che, in base ai risultati della ricerca citata, solo i tre quinti del totale degli studenti campione (poco meno di 1500 ragazzi) sappiano cos’è il Consiglio d’Istituto delle loro scuole, meno della metà degli studenti sappiano cos’è la Consulta Provinciale degli Studenti, e addirittura solo il 13% sa che è un organo istituito direttamente dal Ministero all’Istruzione!
Ci sono altri dati interessanti in questa ricerca, e la questione centrale sembra legata alla mancanza d’informazione e di comunicazione verso gli studenti, ma soprattutto tra gli studenti. Gli organi di rappresentanza giovanile e studentesca, infatti, sembrano avere meno efficacia rispetto al passato nel coinvolgimento attivo di altri giovani, che tra l’altro partecipano già con successo all’interno di forme associative di volontariato, sportive, culturali in città e in provincia.
In occasione delle celebrazioni in corso per l’anniversario della dichiarazione ONU sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, verranno proposte diverse attività, sicuramente giuste e condivisibili, per coltivare il senso delle istituzioni, del confronto reciproco, della cultura democratica e della rappresentanza; ritengo inoltre prioritario lavorare su una maggiore integrazione e collaborazione tra gli attuali enti che si occupano di giovani e studenti, soprattutto quelli in cui sono presenti direttamente giovani (penso alle consulte, alle associazioni…), e al tempo stesso proporre una maggiore apertura rispetto a chi, pur interessato a partecipare ad iniziative ed attività, non è già all’interno di associazioni o movimenti, per garantire a tutti il medesimo accesso agli strumenti di partecipazione giovanile, indipendentemente da appartenenze ed opinioni.

Il caso Sigonio

Ormai è all’ordine del giorno parlare del trasferimento del Liceo Sigonio, per quanto riguarda il dibattito sui giornali e in città. Mi era capitato di parlarne in quartiere in tempi non sospetti, e vorrei dire alcune cose a riguardo.

Innanzitutto, presento rapidamente le due posizioni principali in campo. Mi scuso in anticipo per l’eccessiva sintesi con cui le riporterò.
La prima, espressa dal Comune e da buona parte delle forze politiche che lo sostengono, ritiene opportuno un trasferimento del Liceo, dalla sede attuale, sita in via Saragozza, ad una nuova struttura nell’area della Cittadella, finanziata con la vendita dell’immobile di via Saragozza. Questo perchè il costo della ristrutturazione del Liceo è ritenuto non sostenibile dalle finanze comunali, oltre che controproducente, visto lo stato in cui si trova lo stesso (al punto che buona parte delle classi frequenta le lezioni in una succursale in via Rainusso).
La seconda, sostenuta da studenti ed insegnanti del Liceo, oltre ad associazioni e semplici cittadini, è contraria ad un’ipotesi di vendita dell’immobile, per l’alto valore storico e culturale del Liceo, e accusa il Comune di non aver voluto provvedere, in questi anni, ad una vera ristrutturazione della sede scolastica, oltre ad aver cambiato posizione repentinamente riguardo al futuro della sede.
Va precisato che, nonostante le scuole superiori e la loro manutenzione siano ora di competenza delle amministrazioni provinciali, la ristrutturazione del Liceo Sigonio era stata assegnata al Comune di Modena attraverso un accordo stipulato negli anni novanta tra le due amministrazioni.

E il sottoscritto dove si colloca?
Mi ha colpito l’intervento, durante l’ultimo Forum Giovani, dei rappresentanti degli studenti del Liceo. Innanzitutto va detto che, così come gli studenti, ho appreso della notizia tramite i giornali; il quartiere, infatti, non è assolutamente stato coinvolto in questa decisione. E questo evidenzia il primo errore, a mio parere, dell’intera vicenda: in un caso così delicato, l’amministrazione avrebbe dovuto coinvolgere da subito gli attori principali coinvolti (Circoscrizione, associazioni, componenti scolastiche). Ciò non toglie che la cifra prevista per una possibile ristrutturazione sia elevata, ed è sicuramente giustificata la valutazione di tipo economico effettuata dal Comune; eppure, senza un’efficace attività di confronto e di dialogo operata prima della stessa, rischia di passare in secondo piano.
Per quanto riguarda l’attuale sede, a mio parere il cambiamento d’utilizzo della stessa rischia di essere poco indicato, in quanto comprometterebbe il piano di riqualificazione della zona (in cui la ristrutturazione del Liceo era fondamentale per il rilancio della zona). Credo sia opportuno che la stessa, o parte di essa, sia quindi destinata a qualche funzione scolastica o universitaria, considerando anche la vicinanza del complesso di San Geminiano attualmente in ristrutturazione e destinato ad ospitare la nuova Facoltà di Giurisprudenza.

Dunque, come procedere? A quanto pare, la decisione sulla vendita è già stata presa. Si potrebbe, anzi si dovrebbe, partire aprendo un confronto con la scuola, il quartiere e la città, magari iniziando da una discussione sul futuro del complesso del Sigonio, per cercare di recuperare quel deficit di comunicazione e coinvolgimento che ormai è stato sottolineato da più parti.