Linux e tutto il mondo del software libero ha un potenziale enorme, ad oggi sottoutilizzato.
Per questo è opportuno continuare sulla strada della sensibilizzazione, soprattutto nei confronti del mondo della politica.
Eppure, il rischio più grande di tutti sarebbe proprio la strumentalizzazione politica del software libero. Spesso infatti viene associato il concetto di free software ad una certa visione politica, come se Linux fosse “di sinistra” e Windows o Mac OS “di destra” ad esempio. Personalmente non credo che sia così, anzi, credo che un simile modo di ragionare vada scoraggiato e affrontato con i fatti.
Innanzitutto, non va commesso l’errore di identificare il software libero come lo sforzo per realizzare chissà quali utopie ideologiche. L’open source infatti è uno strumento, utilizzabile ed utilizzato da aziende, pubbliche amministrazioni, singoli cittadini: l’alta possibilità di personalizzazione, la stabilità e la sicurezza di questo tipo di software li rendono versatili per ogni impiego. L’open source valorizza le conoscenze informatiche, creando posti di lavoro diffusi in tutti i paesi e non solo in quelli dove vengono prodotti i software cosiddetti “proprietari”, adoperandosi quindi per creare un’economia di mercato in cui concetti come concorrenza, competenza e crescita comune sono considerati valori fondamentali.
Poi, adoperandosi per l’open source una pubblica amministrazione non compie una scelta “di parte”. Anzi, proprio perchè l’open source è di chi lo utilizza, e non di chi lo programma, con una scelta del genere si sostiene la libertà informatica e la concorrenza (ricordo che esistono tantissimi sistemi operativi open source, le cosiddette “distribuzioni”, che possono essere sia Linux che di altri tipi).
Inoltre, sempre più enti locali e nazionali in Italia, in Europa e nel Mondo, indipendentemente dal colore politico, decidono di passare a software libero. Fattore chiave è sicuramente il consistente risparmio nella spesa informatica, tagliando i costi delle licenze software; questa cifra può essere poi reinvestita nella formazione informatica dei funzionari, cosa che con i sistemi operativi proprietari avviene di rado. Oltre all’aspetto puramente economico, un software open source presenta molti altri vantaggi per una pubblica amministrazione, quali appunto la possibilità di personalizzazione (un esempio per tutti è LiMux, una distribuzione di Linux realizzata dal Comune di Monaco in Germania e utilizzata su tutti i computer della municipalità), oltre alla sicurezza nella protezione.
Insomma, così come altri temi importanti per la politica, anche questo dovrebbe riscuotere un consenso bipartisan. Eppure non è così: i distinguo e le prese di posizione che fanno tanto comodo ai politici spesso rischiano di compromettere progetti eccellenti, che gioverebbero tanto ad ogni livello di governo. Speriamo quindi che i pochi segnali positivi di attenzione al mondo open source aumentino e possano sostenere politiche pubbliche in questo senso.
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