Il recente intervento di Romano Prodi sulla proposta di istituzione dei PACS, i Patti Civili di Solidarietà nel nostro paese, ha fatto molto discutere. Ciò che dovrebbe far riflettere, è che media, partiti e gerarchie ecclesiastiche hanno, come purtroppo spesso accade in questi casi, attaccato il Professore senza neanche entrare nel merito della proposta fatta. Credo che siano necessari almeno tre chiarimenti su questa proposta.
Primo: questa proposta riguarda tutte le coppie di fatto. Certo, a noi arriva, principalmente attraverso le TV, la sensazione che riguardi esclusivamente gli omosessuali. In pochissimi casi è stato possibile vedere sullo schermo coppie eterosessuali di giovani, o coppie ancora non sposate (e che potranno diventarlo anche dopo aver sottoscritto un PACS, non dimentichiamolo!), o ancora coppie di anziani, e altre situazioni in cui un matrimonio non è (per volere o per necessità una scelta. Ci sono centinaia di migliaia di queste situazioni in Italia, situazioni in cui legami affettivi di questo tipo non sono riconosciuti dalla legge e sono quindi privi di tutela giuridica. Con questo non intendo tralasciare gli omosessuali, anche loro privi di alcun tipo di diritto in questo senso, secondo l’attuale legislazione italiana.
Secondo: il PACS non è un matrimonio, e non intende sostituirsi ad esso. Se guardiamo il caso francese, condivide alcuni diritti con quest’istituto; ma questi stessi diritti cessano non appena uno dei due contraenti si sposa. Chi grida allo scandalo, tra i cosiddetti neo-conservatori, dovrebbe riflettere sul fatto che la stragrande maggioranza dei paesi europei, in un modo o nell’altro, ha regolamentato le unioni di fatto (addirittura nella cattolicissima Catalogna); lo stesso Parlamento Europeo, con due risoluzioni (2000 e 2003) approvate ad ampia maggioranza, ha ribadito l’importanza di quest’argomento ai pochissimi stati membri ancora senza una legge sui PACS (il nostro paese è tra questi).
Terzo: il PACS non sfalda il valore della famiglia. Anzi; nelle condizioni dove non è possibile sposarsi, garantisce certi diritti; negli altri casi, concede un certo tipo di tutela a coppie conviventi, il che potrebbe addirittura facilitare un successivo matrimonio. Credo che diritti come la pari dignità l’uguaglianza, la possibilità di vedere riconosciuti i propri sentimenti siano, oltre che una conquista necessaria delle democrazie moderne, anche pilastri fondamentali delle grandi religioni, come quella cattolica, la quale, con un atteggiamento come quello dimostrato dalla CEI nei confronti di questa proposta, sembra in qualche modo intenzionata a rinnegare se stessa.
Per concludere, trovo sempre pi sconcertante la “rincorsa ai valori” che diversi partiti stanno operando, sulla scena politica italiana e di altre nazioni. In un periodo come quello attuale, di incertezza e trasformazione, risulta fin troppo facile appellarsi in astratto a valori e ideali religiosi, per evitare riflessioni sulla propria identità e sul proprio significato politico.
Claimid
de.licio.us
Facebook
Flickr
Flixster
Jaiku
Last.fm
Linkedin
Live Spaces
Technorati
Twitter
Youtube

0 Risposte a “Alcune riflessioni sui PACS”