Archivio per Dicembre, 2004

Simboli & altro

Era da tempo che volevo scrivere qualcosa riguardo alla laicità dello Stato.
Un tema importante, che spesso viene tralasciato nel dibattito politico, soprattutto di recente, forse per la sua eccessiva “scomodità”. Fra l’altro, in questi giorni la Corte Costituzionale sta decidendo proprio riguardo alla costituzionalità della presenza dei crocifissi nelle scuole e negli edifici pubblici, e l’atteggiamento di certi componenti dell’attuale maggioranza di governo a mio parere contrasta nettamente con il principio di laicità dello Stato in cui credo fermamente…

Inizio dicendo che il mio è un punto di vista laico. Le religioni, a mio parere, devono essere portatrici di valori, di culture, che possono anche riflettersi all’interno del mondo politico, a livello individuale e collettivo, ma che non devono inserirsi nello stesso. Lo Stato, le istituzioni, devono restare al di fuori della religione, il che non vuol dire essere antireligiosi: significa semplicemente assumere una posizione di neutralità, posizione che è sempre più attuale, anche in considerazione della nuova epoca della globalizzazione delle culture e del pensiero, di libero movimento di persone, idee, valori, culture. La globalizzazione comporterà sicuramente difficoltà e disagi ma, se governata e regolata correttamente, gioverà indubbiamente alla pacifica convivenza tra i popoli sul nostro pianeta.
Attenzione, questo non è, come sento dire spesso, “un attacco alla religione cattolica” né a qualsiasi altra religione. Chi grida allo scandalo, alla perdita dei valori dovrebbe meditare. Davvero si pensa che rimuovere un simbolo religioso implichi la decadenza di una cultura religiosa? Non mi pare proprio, anzi. Secondo me la forza e l’autorevolezza di una religione stanno nell’avere un pensiero coerente indipendentemente dalla presenza di ritualità o simbolismi, e l’attaccamento ossessivo a certe tipologie di simboli fa pensare a una certa superficialità nell’approccio con la religione stessa e a una metodologia di rapportarsi con il mondo religioso antica e premoderna.
Ad ogni modo, in questo scenario globale, di cui dicevo, non si può pensare di legare e subordinare una qualsiasi espressione statale a una confessione religiosa, soprattutto in uno stato che è costituzionalmente laico. Non si può pensare che uno stato laico si dichiari tale e al tempo stesso richieda l’esposizione di crocifissi in tutte le aule delle scuole di ogni ordine e grado. Questa è quindi una grande contraddizione italiana, che si esprime bene anche nelle norme che la dovrebbero regolamentare: da una parte un regio decreto del ‘24, uno del ‘28 e la sentenza della Corte Costituzionale del 1988 a cui il Ministro della Pubblica Istruzione, Letizia Moratti, ha fatto riferimento quando ha chiesto l’affissione del crocefisso in tutte le scuole (anche questa una dichiarazione assolutamente irrispettosa della laicità dello stato, e dovrebbe stupire il fatto che provenga da un Ministro della Repubblica, anche se ormai con questo governo non stupisce più niente); dall’altra un Accordo concordatario, quello di revisione del 1984 nel quale è detto che la religione cattolica non è l’unica religione nello Stato italiano, la sentenza della Consulta del 1989 che va nel senso della revisione concordataria, e la sentenza del 2000 della IV sezione della Cassazione secondo la quale le antiche disposizioni sono in contrasto con i principi costituzionali di laicità ed eguaglianza. E potrei aggiungerne altre, di ambiguità palesi: il recente inserimento in ruolo di tantissimi insegnanti di religione cattolica, che come è noto sono scelti direttamente dalla curia; l’ingerenza e l’influenza politica della Chiesa in numerose questioni, che ci allontana sempre di più dagli standard europei; l’utilizzo da parte di associazioni cattoliche, per scopi confessionali e di catechismo, di strutture scolastiche e istituzionali, nel disinteresse generale; e molte altre ancora.
Per tornare a uno dei più gravi attacchi alla laicità dello Stato, ovvero la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche, vengono spesso proposte diverse “soluzioni”. Una di quelle più discusse è la cosiddetta “soluzione bavarese”, applicata appunto nell’omonimo Land tedesco: l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche è teoricamente obbligatoria, ma se qualcuno all’interno della classe è contrario si tenta una conciliazione, anche con un’eventuale rimozione dello stesso (il crocifisso, non la persona che si oppone). Questa situazione ribadirebbe ancora di più, a mio parere, la confessionalità del nostro Stato. L’altra ipotesi è ancora più ridicola: lasciare la possibilità di appendere i simboli di ogni religione nelle classi, una sorta di “sincretismo espositivo”, o meglio ancora, di “supermarket della religione”. Ci si rende perfettamente conto dell’inutilità di una misura del genere. Concordo quindi con il fatto che il rimuovere forzatamente il crocifisso dalle aule per soddisfare esigenze di ogni tipo sia una forma inefficace e inopportuna di risoluzione del problema. Sarebbe ancora peggio di certe manifestazioni di integralismo religioso, una sorta di irrispettoso “integralismo laico”. Si deve invece affrontare il problema alla base, ovvero da un punto di vista politico e soprattutto legale, perché è solo attraverso l’amministrazione della giustizia che un diritto fondamentale come l’uguaglianza può venire davvero rispettato da tutti. Una volta che vi saranno solide fondamenta giuridiche, mi auguro che il problema venga risolto in maniera condivisa.
Ma cosa si potrebbe fare davvero? Sul piano politico, è chiaro che rivedere i Patti Lateranensi sarebbe auspicabile, ma non è realistico. L’Italia è uno stato particolare, l’influenza cattolica, direttamente dalla Chiesa oppure indirettamente da associazioni e altre “lobby cattoliche” più o meno dichiarate, è notevole. L’opinione pubblica, i partiti, l’intera società cattolica insorgerebbe. Una buona parte di Italia sarebbe quindi, in maniera “bipartisan”, avversa a una decisione del genere.
A mio parere, una sinistra davvero riformista, che ha fra i suoi obiettivi fondamentali l’uguaglianza, dovrebbe sensibilizzare maggiormente riguardo a un tema del genere.
Per concludere, la cosa non appare quindi facile…adesso la palla passa, nel disinteresse dell’opinione pubblica e della maggioranza dei mass media, alla Corte Costituzionale.
Speriamo bene.